Come viene calcolata la pensione per chi smette di lavorare a 67 anni

Dal 2025, il calcolo della pensione a 67 anni include la rivalutazione dei contributi del 3,6% e una riduzione dei coefficienti di trasformazione, che influenzeranno l’importo delle pensioni future
3 giorni fa
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Il sistema pensionistico italiano è in continuo cambiamento, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità a lungo termine. E di rispondere alle sfide demografiche ed economiche del Paese.

A partire dal 2025, entreranno in vigore i parametri aggiornati per il calcolo delle pensioni, che riguardano l’adeguamento dell’età pensionabile, i coefficienti di rivalutazione, i coefficienti di trasformazione e le modalità di calcolo per il sistema contributivo.

In questo articolo vediamo nel dettaglio le modifiche introdotte e il calcolo della pensione a 67 per chi matura il diritto all’assegno nel 2025 e negli anni successivi.

Età pensionabile e sistema contributivo

L’età pensionabile per la maggior parte dei lavoratori è fissata a 67 anni, come stabilito dalle recenti riforme.

Questo valore è legato all’aumento dell’aspettativa di vita, che ha portato a un innalzamento graduale dell’età pensionabile nel corso degli anni.

L’adeguamento dell’età pensionabile tiene conto dei cambiamenti demografici e cerca di rendere il sistema pensionistico più sostenibile.

Il sistema pensionistico italiano è contributivo, il che significa che l’importo della pensione dipende dai contributi effettivamente versati nel corso della carriera lavorativa. Piuttosto che dalle retribuzioni finali, come nel sistema retributivo, che si applica a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.

Coefficienti di rivalutazione: Il 3,6% per chi va in pensione nel 2025

Uno degli aspetti chiave che influenzeranno l’importo delle pensioni a partire dal 2025 è il coefficiente di rivalutazione.

Questo coefficiente viene applicato ai contributi versati (montante contributivo) dal lavoratore durante la sua carriera. Serve a mantenere il valore reale di quei contributi, adeguandoli all’andamento dell’inflazione e del costo della vita.

Per chi andrà in pensione nel 2025, è stato previsto un coefficiente di rivalutazione del 3,6%. In pratica, i contributi accumulati fino a quel momento verranno aumentati del 3,6% per garantire che il loro valore resti in linea con l’evoluzione del costo della vita.

Questo aggiornamento è necessario per evitare che il potere di acquisto delle pensioni subisca una riduzione significativa a causa dell’inflazione.

Coefficienti di trasformazione: Adeguamento alle aspettative di vita

Dal 1° gennaio 2025, si assiste però anche a una riduzione dei coefficienti di trasformazione.

Questi coefficienti, infatti, vengono utilizzati nel sistema contributivo per determinare l’importo della pensione, trasformando il montante contributivo accumulato dal lavoratore in una pensione annua.

I coefficienti di trasformazione variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui consegue la prestazione previdenziale, a partire dall’età di 57 anni fino ai 70 anni. Maggiore è l’età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i coefficienti di trasformazione.

Si veda il portale INPS sui coefficienti di trasformazione.

La riduzione dei coefficienti di trasformazione avviene a causa dell’aumento delle aspettative di vita. Secondo i dati Istat, l’incremento dell’aspettativa di vita media ha determinato la necessità di abbassare i coefficienti, in modo da distribuire l’importo della pensione su un periodo più lungo.

Nel biennio 2023-2024, il coefficiente di trasformazione per chi va in pensione a 67 anni (pensione di vecchiaia) era pari al 5,723%.

Tuttavia, a partire dal 2025, questo coefficiente sarà ridotto al 5,608%. Questo significa che chi andrà in pensione con 67 anni nel 2025 vedrà una pensione annua inferiore rispetto a chi è andato in pensione nel biennio precedente, poiché il capitale accumulato sarà distribuito su un periodo più lungo, dovuto alla maggiore speranza di vita.

Cosa significa la riduzione del coefficiente?

La riduzione del coefficiente di trasformazione implica che il montante contributivo accumulato dai lavoratori sarà trasformato in una pensione annua minore.

Questo accade perché, con l’aumento dell’aspettativa di vita, i lavoratori potrebbero percepire la pensione per un numero maggiore di anni. Pertanto, per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale, il coefficiente viene abbassato.

Differenza tra Sistema Retributivo e Contributivo

Come accennato, il sistema pensionistico italiano prevede due metodi principali di calcolo delle pensioni: il sistema retributivo e il sistema contributivo.

  • Sistema Retributivo: si applica a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. La pensione è calcolata in base alle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro, con un’aliquota di rendimento che aumenta in base agli anni di contributi versati. Questo sistema premia una carriera lavorativa stabile e ben retribuita. Così, ad esempio, considerando che l’aliquota di rendimento è al 2% della retribuzione pensionabile entro un limite di 40 anni di contributi, un lavoratore con 35 anni di anni lavorati avrà una rendita del 70% della retribuzione pensionabile.
  • Sistema Contributivo: è il sistema che si applica a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996.

In questo caso, la pensione è determinata dai contributi effettivamente versati durante tutta la carriera. L’importo della pensione dipende quindi dai contributi accumulati nel corso degli anni. Indipendentemente dal livello salariale negli ultimi anni di carriera.

Implicazioni per i lavoratori

Le modifiche ai coefficienti di trasformazione e di rivalutazione avranno un impatto significativo sulle pensioni future.

L’adeguamento all’aspettativa di vita comporta una riduzione del coefficiente di trasformazione, che influirà negativamente sull’importo annuo delle pensioni per i lavoratori che andranno in pensione a partire dal 2025.

Tuttavia, la rivalutazione dei contributi del 3,6% garantirà che i contributi versati siano adeguati al costo della vita, riducendo l’effetto negativo dell’inflazione.

Inoltre, per i lavoratori che appartengono al sistema retributivo, l’importo della pensione sarà generalmente più elevato rispetto a chi rientra nel sistema contributivo. Ciò perché si basa sulle ultime retribuzioni piuttosto che sui contributi versati.

Conclusioni

Le modifiche alle regole di calcolo delle pensioni sono il risultato di un adeguamento necessario alle nuove condizioni economiche e demografiche.

I lavoratori dovranno essere consapevoli che, sebbene la rivalutazione dei contributi aiuti a mantenere il loro valore nel tempo, la riduzione dei coefficienti di trasformazione potrebbe comportare pensioni meno generose, soprattutto per coloro che andranno in pensione a partire dal 2025.

Il sistema contributivo, con l’introduzione di questi adeguamenti, si sta adattando per garantire una maggiore sostenibilità nel lungo termine. Ma ogni lavoratore dovrebbe considerare attentamente come queste modifiche influiranno sul suo futuro pensionistico, in modo da pianificarlo adeguatamente.

Riassumendo

  • Età Pensionabile e calcolo Pensione 67 Anni: l’età pensionabile è fissata a 67 anni per la maggior parte dei lavoratori, un adeguamento che tiene conto dell’aumento dell’aspettativa di vita e mira a garantire la sostenibilità del sistema pensionistico.
  • Sistema Contributivo e calcolo Pensione 67 Anni: il sistema pensionistico italiano è contributivo, quindi l’importo della pensione dipende dai contributi versati durante la carriera lavorativa. Il calcolo della pensione a 67 anni si basa sui contributi effettivi e non sulle retribuzioni finali, come nel sistema retributivo.
  • Coefficiente di Rivalutazione per il calcolo pensione 67 Anni: per chi andrà in pensione nel 2025, il calcolo della pensione a 67 anni prevede una rivalutazione dei contributi con un coefficiente del 3,6%, per mantenere il valore reale dei contributi in linea con l’inflazione e il costo della vita.
  • Riduzione dei coefficienti di trasformazione: dal 2025, i coefficienti di trasformazione saranno ridotti a causa dell’aumento delle aspettative di vita, il che implicherà una pensione annua inferiore per chi va in pensione a 67 anni rispetto a chi ha maturato il diritto negli anni precedenti.
  • Implicazioni del calcolo pensione 67 anni per i lavoratori: le modifiche ai coefficienti di trasformazione e di rivalutazione avranno un impatto significativo sul calcolo della pensione a 67 anni. Sebbene la rivalutazione aiuti a proteggere i contributi dall’inflazione, la riduzione dei coefficienti di trasformazione porterà a pensioni meno generose per chi andrà in pensione dopo il 2025.
  • Qui trovi come presentare domanda di pensione a 67 anni nel 2025.

Andrea Amantea

Giornalista pubblicista iscritto all’ordine regionale della Calabria, in InvestireOggi da giugno 2020 in qualità di redattore specializzato, scrive per la sezione Fisco affrontando tutte le questioni inerenti i vari aspetti della materia. Ha superato con successo l'esame di abilitazione alla professione di Dottore Commercialista, si occupa oramai da diversi anni, quotidianamente, per conto di diverse riviste specializzate, di casi pratici e approfondimenti su tematiche fiscali quali fatturazione, agevolazioni, dichiarazioni, accertamento e riscossione nonché di principi giurisprudenziali espressi in ambito di imposte e tributi.

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