Sembrano non finire mai i colpi di scena attorno alle banche italiane. Nel giro di poche ore, altre due notizie hanno attirato le attenzioni del mercato. L’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone ha aumentato ulteriormente la sua quota in Monte Paschi di Siena, portandola dal 5% all’8%. Era entrato nel capitale nell’autunno passato, cioè pochi mesi fa, con un 3,5% rilevato direttamente dal Tesoro con la cessione di una terza tranche del 15%. Successivamente, aveva arrotondato la sua partecipazione al 5%. E novità anche in casa Banco BPM, dopo che Deutsche Bank ha fatto sapere di avere rastrellato il 5,181% delle azioni “per conto di terzi”.
Crédit Agricole insidia Unicredit?
Dunque, la banca d’affari tedesca non è azionista di Piazza Meda per proprio conto. Chi si cela dietro alla sua partecipazione? I rumors portano in Francia. Crédit Agricole è già primo socio con il 15,1% e si mormora da mesi che sarebbe interessata a salire nel capitale, finanche arrivando a detenerne il controllo. Una mossa che complica i piani di Andrea Orcel, che ha lanciato con la sua Unicredit un’Offerta Pubblica di Scambio proprio su Banco BPM.
Grande intreccio tra partecipazioni azionarie
Tornando a Siena, l’ascesa di Caltagirone si spiegherebbe in vista dell’assemblea degli azionisti convocata per il 17 aprile e che dovrà decidere sull’aumento di capitale da varare per finalizzare l’Offerta Pubblica di Scambio su Mediobanca. L’imprenditore romano è presente anche in Anima (5,3%), Banco BPM (2%) e, soprattutto, in Mediobanca (circa 10%) e Generali (7%). Ha tutto l’interesse che l’OPS su Piazzetta Cuccia vada a buon fine, dato che essa controlla la compagnia con una partecipazione del 13,10%.
Si ritroverebbe insieme a Delfin della famiglia Del Vecchio a capo del Leone di Trieste, un obiettivo che entrambi i soci perseguono da anni.
Con l’ulteriore salita di Caltagirone in MPS si consolida il nucleo dei soci stabili. Oltre all’11,7% in mano al Tesoro, c’è un altro 9,78% di Delfin, ma anche il 5% di Banco BPM e il 4% di Anima. A conti fatti, circa il 38,50% del capitale è detenuto da azionisti in un qualche modo aventi interessi comuni, tra cui la conquista di Mediobanca per arrivare a Generali. Il governo vuole evitare che quest’ultima ceda la gestione di 650 miliardi di asset alla joint venture creata di recente con Natixis e che rischierebbe di portare all’estero buona parte dei risparmi italiani.
Caltagirone verso resa dei conti in Generali
Ma il rinnovo del CDA di Generali sarà l’8 maggio e difficilmente entro quella data MPS avrà portato a compimento l’OPS su Mediobanca. Determinante potrà rivelarsi il 5% rastrellato nelle ultime settimane da Unicredit, che diverrebbe l’ago della bilancia a Trieste nel caso di scontro tra Mediobanca da una parte e Delfin-Caltagirone dall’altra per il controllo. Una partecipazione, sospettano in molti, che Orcel ha voluto acquisire per aumentare il proprio potere negoziale nei confronti del governo, contrario alla sua OPS su Banco BPM, che ha mandato alle ortiche il piano sul terzo polo bancario e per questo minaccia la “golden power“.
Insomma, tutto è così interconnesso da doversi attendere la primavera per capire quale sarà l’effetto domino che porterà alla ricomposizione dell’intero settore del credito e assicurativo nazionale.