L’euro scambiava a inizio mese a 1,20 contro il dollaro. Ieri, a malapena superava 1,16. Contro le principali valute mondiali, il biglietto verde ha guadagnato questo mese circa il 2,5% dopo un agosto negativo. E pensare che nelle scorse settimane si temeva la fuga del cambio euro-dollaro da 1,20, un fatto che destò allarme alla BCE, preoccupata di possibili contraccolpi ulteriori all’economia dell’Eurozona per il tramite delle esportazioni e per un allontanamento dell’inflazione dal target, che già l’istituto stima non venga centrato nemmeno per i prossimi 2 anni.
Cosa ha indebolito l’euro, mutando repentinamente il quadro? A dirla tutta, non è solo la moneta unica ad avere sorpreso negativamente di recente. Guardate l’oro: quotava ben sopra i 2.000 dollari a inizio agosto, mentre ieri scendeva in area 1.855 dollari. Lo stesso dicasi per il petrolio, con un barile di Brent a costare sui mercati internazionali meno di 42 dollari, giù dagli oltre 46 a cui si era portato a fine agosto.
Questi movimenti appaiono correlati tra loro. Il rafforzamento del dollaro tende a deprimere i prezzi delle materie prime, da qui la discesa di petrolio e oro. Ma non è tutto. L’inflazione attesa per i prossimi mesi sta scemando, dato che i tempi previsti per il pieno recupero dell’economia mondiale si allungano. E ad accendere i fari sui mercati è proprio l’Eurozona. Fino a un mese fa, sembrava l’area del mondo avanzato che meglio e prima aveva saputo mettersi alle spalle l’emergenza Covid. Il quadro è mutato in peggio nelle ultime settimane, con i contagi ad essere esplosi in Spagna e Francia, in particolare. E se il Regno Unito ha già imposto un secondo “lockdown” in gran parte del territorio nazionale, nuove restrizioni locali sono state adottate da Parigi e Madrid.
Cambio euro-dollaro a 1,20, per il Big Mac salirà a 1,35
I timori sull’Eurozona
Il deterioramento delle condizioni sanitarie allontana la normalizzazione della politica monetaria da parte della BCE.
Il dollaro si sta rafforzando per via della debolezza delle altre valute, nonostante la Federal Reserve abbia chiarito che non alzerà i tassi “almeno fino al 2023” e che perseguirà un tasso d’inflazione superiore all’attuale target del 2%. Del resto, il pil USA quest’anno dovrebbe contrarsi meno del 4%, mentre nel 2021 già risalirebbe sopra i livelli pre-Covid, riducendo considerevolmente il deficit fiscale, che da oltre il 13% si abbasserebbe a poco sopra il 4%. Queste le previsioni, salvo sorprese spiacevoli in autunno, quando il Covid rischia di tornare alla ribalta con focolai ancora più difficili da contenere di quelli attuali.
Il cambio euro-dollaro risente, quindi, del peggioramento delle prospettive per l’Eurozona, dove i governi faranno i conti verosimilmente con una ripresa lenta, dopo che il pil sarà rimbalzato già a partire dal terzo trimestre di quest’anno.
Perché i rendimenti americani e il cambio euro-dollaro sono legati