A Carnevale ogni prezzo vale, giusto? Non proprio. Iginio Massari, noto pasticciere lombardo e insignito di recente del titolo di Cavaliere del Lavoro dal presidente Sergio Mattarella, sta facendo discutere sui social dopo avere lanciato le sue chiacchiere a 100 euro al kg. Ma il maestro ci ha tenuto a precisare che non sarebbe corretto guardare alle sole materie prime per derivarne i prezzi. Egli si rivolge a una nicchia di mercato, per cui questi trascendono dai costi. Ne prendiamo atto, anche se tra una sfilata dei carri e l’altra il tema dell’inflazione torna preponderante tra gli italiani, alle prese con un nuovo caro bollette.
Fino a 60 euro al kg in pasticceria
Non è certo la pasticceria di Massari l’assillo per milioni di famiglie italiane. Le chiacchiere di Carnevale registrano aumenti medi nell’ordine del 5% su base nazionale, anche se variano tantissimo da città a città, così come a seconda di chi vende. Per Altroconsumo si va da una media minima di 6,36 euro a una massima di 12,76 al kg presso super- e ipermercati. In panetteria si sale dai 13 ai 55 euro. Infine, in pasticceria si parte da 20 e si arriva a 60 euro al kg.
Impennata dei prezzi alimentari
Fossero le chiacchiere il problema, tutto sommato ci andrebbe anche bene. Il fatto è che l’inflazione è esplosa negli ultimi anni. Rispetto alla media del 2021, i prezzi al consumo sono aumentati in Italia del 16,4% fino allo scorso mese di gennaio. Peggio è andata ai generi alimentari, incluse le bevande analcoliche: +25,3%. Ciò comporta che l’aumento per questi ultimi è stato di oltre il 54% più veloce rispetto all’indice generale. Nel frattempo gli stipendi si sono mossi di poco. Solamente dallo scorso anno hanno iniziato a crescere più dell’inflazione (+3,5% contro 0,8%), per cui anche in termini reali.
Nulla che possa compensare per il momento il tracollo subito nel biennio precedente.
Non è l’inflazione delle chiacchiere il problema di noi italiani, bensì le chiacchiere sull’inflazione. La Banca Centrale Europea (BCE) ha il preciso mandato di garantire la stabilità dei prezzi. Per qualche strana ragione gli istituti centrali nei decenni passati si sono inventati la regola del 2%. Per loro stabilità dei prezzi significa che debbano aumentare ogni anno in media del 2%. Come dire che un veicolo è fermo se si muove di 20 km l’ora o un uomo è cieco con 4 decimi di vista. Accettiamo nostro malgrado tale target. Il guaio è che la BCE non riesce a centrarlo più da anni: +2,5% nel 2021, +8,5% nel 2022, +5,8% nel 2023 e +2,2% nel 2024. In quattro anni +20%, anziché +8% come da mandato.
Tante chiacchiere sull’inflazione
C’è inflazione e inflazione. Se rincara il prezzo del biglietto per andare alle Bahamas, possiamo al limite farne a meno, svacanzando altrove. Ma se a lievitare è il prezzo di pane, pasta, frutta e verdura, le famiglie devono stringere la cinghia semplicemente per mangiare. Dovranno risparmiare su altro, magari privandosi di una cena fuori o accendendo il riscaldamento per qualche ora in meno al giorno.
E questo non va bene, perché significa peggiorare le proprie condizioni di vita.
Non ci sarà alcuna rivoluzione per l’inflazione delle chiacchiere, ma anche basta con le chiacchiere sull’inflazione. Chi è deputato a garantire per la stabilità dei prezzi, faccia finalmente qualcosa e non si trinceri dietro grafici e numeri per nascondere il sole con la mano. La BCE non è stata all’altezza della sfida. Il fatto che si sia trovata in ottima compagnia, rende solamente più tragicomica l’intera vicenda.