“Tutto è determinato da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Vale per l’insetto come per gli astri. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile“, affermava Albert Einstein. Avere il controllo su tutto, purtroppo, non è possibile. Vi sono sempre degli aspetti che ci sfuggono e su cui non possiamo agire in prima persona.
Questo, però, non vuol dire che non si possa tentare di avere il pugno della situazione negli ambiti più disparati. È quello che prova a fare puntualmente l’Agenzia delle Entrate, da sempre a caccia di possibili evasori fiscali. Da qui l’avvio di controlli mirati sia sui redditi prodotti e percepiti nel territorio nostrano che da contribuenti italiani all’estero. Ecco come funziona in quest’ultimo caso.
Come e quali redditi esteri dichiarare: i controlli del Fisco
Stando alla normativa vigente, il Fisco ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione dei redditi per effettuare i controlli sui redditi esteri. In caso di omessa dichiarazione, invece, il termine ultimo per effettuare gli opportuni accertamenti slitta al 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui il soggetto interessato avrebbe dovuto presentare la dichiarazione.
Tali scadenze, è bene sottolineare, sono valide sia per i redditi nazionali che quelli di natura estera. Se il contribuente è congruo con gli Isa, ovvero gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, si ha diritto a una riduzione dei termini di accertamento. A destare in particolar modo l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate, comunque, sono gli investimenti nei Paesi rientranti nella black list dell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima consiste in un elenco degli Stati che hanno adottato regimi fiscali agevolati, con tasse molto basse e che non aderiscono al sistema di scambio dei dati fiscali con gli altri Paesi.