Da settimane ormai si sta parlando di smart working, lavoro agile o lavoro da casa. Sono ormai moltissime le aziende che hanno chiesto ai dipendenti di lavorare da casa per far fronte all’emergenza coronavirus. Sicuramente però, c’è differenza tra il classico smart working introdotto dalla legge 81 del 2017, che determina anche vari benefici sia per chi lo adopera che per le aziende, e la modalità richiesta per far fronte all’emergenza covid 19.
I vantaggi dello smart working
Come scrive Tgcom, infatti, riportando le parole di Arianna Visentini, amministratore delegato e presidente di Variazioni Srl: “Prima dell’emergenza Coronavirus erano circa 580mila le persone che lo adottavano, dalle ultime stime sappiamo che potenzialmente, nel nostro Paese potrebbe riguardare 8 milioni di lavoratori.” Ci sono però delle differenze sostanziali che riguardano le modalità di impiego.
Smart working e coronavirus
Nonostante il momento drammatico, per lo smart working il coronavirus ha rappresentato il modo per emergere anche in Italia, un paese dove è ancora molte forte l’idea di lavoro ancorato alla presenza in ufficio, al fatto di doversi spostare ogni mattina da casa per avere risultati. Nonostante tutto il nostro paese è sempre agli ultimi posti quando si parla di produttività mentre il lavoro agile da casa aiuta ad essere autonomi usando dei sistemi di misurazione della performance.
I vantaggi dello smart working rimarranno anche in futuro, quando l’emergenza coronavirus sarà finita. Oltre alla produttività si è notato che i lavoratori che operano da casa fanno meno assenze per malattia chiedendo in media 5 giorni e mezzo di permesso in meno. In sostanza si riesce ad organizzarsi meglio e ci si sente più concentrati senza contare la possibilità di avere più tempo da dedicare alle faccende domestiche e, non da meno, si evitano resse nei bus per andare al lavoro.
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