I dazi sulle auto europee imposti dagli Stati Uniti agitano il mercato e mettono in allarme i principali gruppi automobilistici del continente. A farne le spese potrebbe essere soprattutto Stellantis, colosso nato dalla fusione tra FCA e PSA, che esporta diversi modelli europei nel mercato americano. La decisione del presidente Trump di alzare le tariffe fino al 100% per i veicoli importati, rientra in una strategia protezionistica già nota e potrebbe stravolgere gli equilibri dell’industria automobilistica globale.
La minaccia di nuove barriere commerciali non è solo una dichiarazione di principio: si tratta di una mossa concreta che potrebbe tradursi in miliardi di euro persi per i costruttori europei.
In particolare, Stellantis si trova ora a dover ripensare l’intera catena produttiva, le strategie di esportazione e la logica dei marchi premium. Un piano B è già sul tavolo, e l’azienda non ha intenzione di farsi trovare impreparata.
Le conseguenze dei dazi per l’industria europea
Con l’aumento dei dazi, importare auto in USA dalla zona euro diventerebbe economicamente insostenibile. Questo colpirebbe direttamente brand come Peugeot, Opel e Alfa Romeo, che oggi vedono proprio negli Stati Uniti uno dei mercati chiave per crescere. Il gruppo Stellantis, pur essendo già molto radicato sul territorio americano grazie ai marchi Jeep, RAM, Dodge e Chrysler, rischia comunque una perdita di competitività nella fascia dei veicoli prodotti in Europa.
L’imposizione di tariffe più alte, secondo gli analisti, non solo rallenterebbe l’export, ma rischierebbe di rendere alcuni modelli del tutto inaccessibili per il consumatore americano, costringendo Stellantis a ritirarli dal mercato o a produrli localmente con costi maggiori.
Una spirale pericolosa che metterebbe in crisi anche l’indotto europeo, dai fornitori agli stabilimenti.
Altri gruppi, come Volkswagen, Mercedes e BMW, potrebbero subire un impatto simile, ma Stellantis, avendo una struttura più frammentata, risulta particolarmente esposta. Il nodo centrale è quindi la delocalizzazione: se i dazi entreranno davvero in vigore, Stellantis potrebbe essere costretta a spostare parte della produzione in Nord America per evitare la nuova tassa sull’import.
Le mosse future di Stellantis dopo i dazi USA
Stellantis non resta a guardare. In una fase di grande incertezza, l’azienda sta valutando contromisure importanti per tutelare la propria presenza sul mercato statunitense. La prima opzione sul tavolo è quella di ampliare la produzione locale, utilizzando le fabbriche già esistenti negli USA e in Messico per assemblare anche modelli che oggi vengono costruiti in Europa.
Il secondo fronte riguarda le strategie commerciali: Stellantis potrebbe rivedere l’intera gamma proposta negli Stati Uniti, puntando maggiormente sui brand già radicati localmente e riducendo temporaneamente l’offerta dei modelli importati. Questo permetterebbe di contenere i costi e di aggirare l’effetto più pesante dei dazi.
Infine, c’è l’ipotesi – ancora ufficiosa – di un progressivo disimpegno dai mercati più instabili, a favore di una maggiore integrazione tra produzione e vendita nelle aree economicamente più prevedibili. In questa direzione si leggono anche alcune recenti mosse strategiche del gruppo, come l’interesse verso l’India e la Cina, dove Stellantis mira a espandersi con maggiore forza, riducendo così la dipendenza dal mercato americano.
L’introduzione dei dazi USA rappresenta dunque un banco di prova non solo per Stellantis, ma per tutta l’industria automobilistica europea. L’equilibrio tra globalizzazione e sovranismo economico si fa sempre più fragile, e i gruppi internazionali dovranno dimostrare di sapersi adattare con rapidità, proteggendo occupazione, competitività e investimenti.
I punti più importanti.
- I dazi USA colpiscono l’export europeo, Stellantis valuta alternative.
- Produzione locale e revisione della gamma tra le opzioni principali.
- Rischi per Alfa Romeo, Opel e Peugeot se la tassa sarà confermata.