I tempi per la formazione del nuovo governo tedesco saranno meno rapidi di quanto voglia fare intendere il vincitore delle elezioni federali, il conservatore Friedrich Merz. Le trattative con l’SPD dell’uscente Olaf Scholz sono di fatto già partite, ma difficile che un accordo venga sottoscritto entro Pasqua, visti peraltro i precedenti. E tra i dossier più delicati c’è quello della presenza di Unicredit in Germania. La banca italiana ha guadagnato in borsa quasi il 2,5% dopo il voto di domenica, in perfetta linea con l’andamento del comparto europeo. In realtà, per diversi analisti la strada del CEO Andrea Orcel per rilevare Commerzbank si sarebbe fatta in salita.
Establishment tedesco contrario
In campagna elettorale, Merz è stato un oppositore della scalata lanciata da Piazza Gae Aulenti. Essa è entrata nel capitale dell’istituto di Francoforte con un 5% rilevato, ironia della sorte, dal governo tedesco con la vendita dell’autunno scorso. Ma risulta avere sottoscritto strumenti derivati capaci di portarla fino al 28%, in attesa del via libera della Banca Centrale Europea (BCE). E quest’ultima si è mostrata favorevole all’operazione, perché va nella direzione da anni auspicata di creare entità transnazionali e capaci di competere al livello globale.
Ciò detto, Unicredit in Germania ha scatenato il putiferio. Management, sindacati, giornali e politici sono tutti contrari. Vuoi per i tagli all’occupazione temuti, vuoi per la perdita di un asset strategico per il mercato del credito domestico, vuoi anche per lo spirito nazionalista che circonda sempre simili operazioni, non si levano dall’establishment voci apertamente favorevoli ad Orcel. Per Merz, però, il dossier sarà un test di primaria importanza per capire quanto sia autentico l’europeismo sbandierato in questi mesi.
Test per europeismo di Merz
A saperlo è egli stesso. Se ad Unicredit fosse impedito di acquisire Commerzbank, per la Germania diventerebbe difficile convincere partner e mercati di essere un soggetto che ha a cuore le sorti del continente. L’operazione sarà il primo e vero banco di prova in era trumpiana per testare la solidità dell’Europa come mercato unico. Pochi giorni fa, davanti all’Europarlamento l’ex governatore BCE e già premier italiano Mario Draghi ha proferito sul tema parole pesanti. Rivolgendosi alla platea, ha affermato che “non si può dire sempre e solo no”. Una tirata di orecchie particolarmente ai tedeschi, che sinora hanno alzato le barricate contro il mercato unico dei capitali, l’unione bancaria e non solo.
Per Unicredit l’esito in Germania avrà conseguenze dirompenti anche in Italia. In caso di scalata impossibile, Orcel dovrà ripiegare su Banco BPM e per niente al mondo potrà rinunciarvi. Sarebbe una disfatta. Darebbe ragione al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che a caldo aveva commentato “il modo sicuro per perdere una guerra è combattere su due fronti”. In caso di integrazione con Commerzbank, invece, la banca milanese non sarebbe così ossessionata dell’acquisizione della rivale domestica. Intanto, Orcel è entrato anche nel capitale di Generali per mostrarsi determinante nell’altra partita per il controllo di Trieste e accrescere il peso negoziale nei confronti del governo italiano.
Fosse mai che a questi venisse in mente di esercitare il “golden power“ su Banco BPM.
Unicredit in Germania, partita complicata
I tempi non si annunciano brevi. Ammesso che entro aprile Merz formerà il governo, il dossier Unicredit in Germania non sarà esaminato necessariamente nei primi giorni dalla sua nascita. C’è il rischio che i mesi passino e che Orcel perda la pazienza e rinunci. I tedeschi non hanno apprezzato la sua assenza di stile nel lanciare la sfida. Lo ha affermato esplicitamente Jens Weidmann, ex numero uno della Bundesbank e oggi presidente del comitato di sorveglianza di Commerzbank. E’ solo una scusa per difendere ciò che i diretti interessati sanno essere un’opposizione indifendibile. A Berlino punteranno forse a logorare gli italiani, nella speranza che si facciano da parte da soli senza dover pronunciare l’immotivato “nein”.