Le ricerche di De Beers
Diverse ricerche di mercato, di cui vi abbiamo dato conto, hanno trovato un minore interesse da parte dei giovani di oggi per l’ostentazione della ricchezza, che nei decenni passati avveniva anche indossando un qualche diamante al collo o al polso. Tuttavia, le ultime stime di De Beers, che rappresenta il 30% del mercato mondiale delle gemme, sono molto meno pessimistiche di quanto possiamo ipotizzare.
Nel 2015, i “Millenials” americani, ovvero di uno dei principali mercati, hanno speso 16 miliardi di dollari in diamanti, rappresentando il 41% degli acquisti complessivi, in perfetta linea con il 42% del 1999.
Il brand è ricercato
Sempre la ricerca ha trovato che le donne giovani tenderebbero a concentrarsi più sui diamanti di marca: il 39% di loro ha acquistato nel 2015 pietre dal brand rinomato, contro il 33% del totale delle donne. Cosa significano questi dati, nel loro complesso? La crisi dei diamanti non possiamo escluderla nel prosieguo, ma una certificazione di garanzia e l’affidarsi a brand di tutto rispetto potrebbero sostenerne i prezzi e ridurre i tempi per l’eventuale disinvestimento.
E gli acquisti tramite banca? Non possiamo criminalizzare gli istituti e le commissioni da questi applicati, ma bisogna semmai drizzare le antenne sulle condizioni contrattuali. Ad esempio, se il terzo venditore s’impegna a riacquistare in ogni momento la pietra, si dovrebbe quanto meno valutarne i costi caricati sull’operazione e l’obbligatorietà del vincolo assunto. Di certo, bisogna mettere in conto tempi meno rapidi che per l’oro e l’investimento dovrebbe essere effettuato in un’ottica di lungo periodo.