Nel mese di giugno 2025 l’Italia sarà chiamata a una tornata referendaria particolarmente significativa: cinque quesiti saranno sottoposti al voto popolare, quattro incentrati sulle tematiche del lavoro e uno dedicato alla modifica dei requisiti per ottenere la cittadinanza italiana.
La Corte Costituzionale ha giudicato ammissibili tutte le proposte, ciascuna sostenuta da centinaia di migliaia di firme, segno evidente di un forte coinvolgimento civico e di un bisogno diffuso di cambiamento.
Referendum giugno 2025: il cuore dei quesiti sul lavoro
I primi quattro quesiti del referendum affrontano aspetti chiave della legislazione sul lavoro, con l’obiettivo di potenziare le garanzie per i lavoratori e contrastare la precarietà.
Si tratta di proposte che intendono correggere alcune delle disposizioni più discusse degli ultimi decenni.
Sul licenziamento illegittimo
Il primo quesito mira ad abrogare le disposizioni del cosiddetto Jobs Act, in particolare per quanto riguarda il contratto a tutele crescenti. Attualmente, nelle aziende con oltre 15 dipendenti, i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 non hanno diritto al reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento dichiarato illegittimo.
Anche qualora un giudice riconosca l’assenza di giusta causa o giustificato motivo, la legge non prevede il ritorno del lavoratore all’impiego originario. La proposta referendaria intende eliminare questa disparità, restituendo dignità e sicurezza a oltre 3 milioni e mezzo di dipendenti già colpiti dalla norma, con numeri destinati ad aumentare nel tempo.
Lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese: cosa si vuole cambiare
Il secondo quesito riguarda le imprese di dimensioni più contenute, quelle con meno di 16 addetti, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano.
In questi contesti, un licenziamento considerato illegittimo può oggi essere indennizzato con un massimo di sei mensilità, a prescindere dalle circostanze.
Il referendum propone di abolire questo limite, lasciando al giudice la facoltà di stabilire il risarcimento più equo in base al singolo caso. Una modifica che punta a ridurre il senso di vulnerabilità vissuto da circa 3,7 milioni di lavoratrici e lavoratori delle piccole imprese.
Precariato e sicurezza sul lavoro
Il terzo quesito del referendum di giugno 2025 si concentra sui contratti a tempo determinato, meccanismo che coinvolge oltre 2,3 milioni di persone in Italia. La normativa attuale consente di avviare un rapporto di lavoro a termine per un periodo fino a 12 mesi senza dover fornire alcuna motivazione. L’intento della proposta è quello di reintrodurre l’obbligo di specificare la causale per questo tipo di contratti, così da incentivare la stabilizzazione del lavoro e arginare la crescente precarietà.
Il quarto quesito tocca una questione particolarmente delicata: la sicurezza sui luoghi di lavoro. In Italia, ogni anno, si contano circa 500.000 denunce per infortuni, con una media di tre decessi al giorno.
L’intervento proposto vuole estendere la responsabilità in caso di incidenti anche all’azienda appaltante, e non solo agli appaltatori. L’obiettivo è contrastare la prassi dell’affidamento a soggetti privi di solidità finanziaria o non in regola con la normativa sulla sicurezza, rafforzando così la prevenzione degli incidenti.
Cittadinanza italiana: un passo verso l’inclusione
Il quinto ed ultimo quesito del referendum, distinto dagli altri ma altrettanto centrale nel dibattito pubblico, propone una modifica della normativa sulla cittadinanza italiana. Attualmente, per un cittadino straniero maggiorenne è necessario aver risieduto legalmente e ininterrottamente in Italia per almeno dieci anni per poter richiedere la cittadinanza. La proposta di abrogazione mira a riportare questo requisito a 5 anni, come previsto originariamente dalla legge del 1865 e mantenuto fino al 1992.
L’iniziativa si propone di rispondere alle esigenze di oltre 2 milioni e mezzo di persone di origine straniera che vivono, lavorano e studiano nel nostro Paese, senza per questo intaccare gli altri requisiti previsti per l’ottenimento della cittadinanza: conoscenza della lingua italiana, reddito adeguato, assenza di condanne penali e regolarità fiscale. Una modifica che avvicinerebbe l’Italia alle legislazioni di altri Stati europei, dove l’accesso alla cittadinanza è concepito come strumento di inclusione e coesione sociale.
Referendum giugno 2025: una svolta possibile per lavoro e diritti
Il referendum di giugno 2025 rappresenta un passaggio cruciale per ridefinire l’equilibrio tra diritti sociali, tutele occupazionali e inclusione. Non si tratta soltanto di un voto tecnico, ma di una scelta di indirizzo sul modello di società che si intende costruire. La partecipazione popolare è, ancora una volta, chiamata a giocare un ruolo fondamentale nella determinazione delle regole che orientano la convivenza civile ed economica.
Nel merito dei quesiti, il filo conduttore è evidente: si chiede di rafforzare le tutele di chi lavora, garantire una maggiore equità nelle relazioni contrattuali, promuovere la stabilità dell’impiego e ampliare l’accesso alla cittadinanza come strumento di piena partecipazione alla vita del Paese.
Dalla revisione dei contratti precari alla responsabilità negli appalti, dalla giustizia nei licenziamenti alla riforma dell’accesso alla cittadinanza, il referendum di giugno 2025 potrebbe segnare un punto di svolta verso un’Italia più equa, inclusiva e attenta ai diritti fondamentali.
Mentre il dibattito politico e sociale si prepara ad accendersi, resta centrale l’importanza dell’informazione e della consapevolezza: comprendere i contenuti e le implicazioni di ogni quesito sarà determinante per un voto libero e responsabile.
La posta in gioco non è soltanto normativa, ma profondamente culturale: ridisegnare i confini dei diritti in una società in continua evoluzione.
Riassumendo
- Cinque quesiti nel referendum a giugno 2025 su lavoro e cittadinanza italiana.
- Si propone l’abolizione del contratto a tutele crescenti del Jobs Act.
- Abrogazione del limite di sei mensilità per licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese.
- Reintroduzione dell’obbligo di causale nei contratti a tempo determinato.
- Estensione della responsabilità alle aziende committenti per infortuni negli appalti.
- Riduzione da 10 a 5 anni per ottenere la cittadinanza italiana.