Dopo mesi di silenzio sul tema, il presidente Sergio Mattarella è tornato ieri sulla legge elettorale, chiedendo che il Parlamento al più presto si occupi di varare una riforma, in grado di armonizzare il sistema di voto vigente alla Camera con quello del Senato, pre-condizione per la governabilità. Fino a pochi giorni fa, l’appello del capo dello stato veniva considerato poco probabile, perché il Quirinale non intende entrare a gamba tesa in un dibattito che è tipico del Parlamento, rischiando di prestarsi a opposte speculazioni.
La tempistica dell’appello non è casuale. Tra tre giorni, il PD avrà un nuovo segretario uscito dalle primarie. Salvo improbabili sorprese, sarà ancora Matteo Renzi a vincere. Con il principale partito della maggioranza finalmente nelle condizioni di confrontarsi con gli altri (sempre che trovi la quadra al suo interno), il dibattito sulla legge elettorale potrebbe ripartire, tanto più che alle elezioni politiche mancherebbero al più tardi 10 mesi. (Leggi anche: Renzi vincerà primarie PD, ma dovrà farci dimenticare il renzismo)
Elezioni anticipate in autunno?
Considerando che tra poco inizia la stagione estiva e che subito sopo si entrerà in sessione di bilancio, con il governo Gentiloni a dovere presentare alla Commissione europea una legge di Stabilità pesante nei numeri e nella sostanza, di settimane libere per occuparsi della legge elettorale non ne resterebbero molte. Da qui, l’invito di Mattarella a fare presto.
Il presidente della Repubblica, in realtà, si prepara a uno scenario sempre più probabile, ovvero all’anticipo delle elezioni in autunno, verosimilmente tra ottobre e novembre. A volerlo sarebbe, anzitutto, Renzi, consapevole che in autunno o il governo dovrà aumentare l’IVA per almeno una parte dei 20 miliardi previsti dalle clausole di salvaguardia, oppure dovrà alzare altre imposte e tagliare la spesa pubblica, un’operazione comunque impopolare, specie perché non vi sarebbe il tempo sufficiente per farla digerire agli italiani.